That's the experience I like it!

@Tenuta Borgo Conventi

Una cosa è certa: poter disporre di un osservatorio astronomico in giardino aiuta - non poco - a render accattivante un certo tipo di ospitalità.
Se poi in cantina è di scena una delle icone della Nu british jazz invasion ed il pubblico arriva da tutta la Mitteleuropa ecco che la vocazione internazionale dell’evento prende spessore. Evento si, perchè è di questo che si tratta: non più solo un concerto - roba passata - e neanche una degustazione fine se stessa - inflazionata. Siamo cambiati, ci siamo evoluti. L’esperienza deve (ormai) essere un qualcosa di necessariamente plurisensoriale.

La pensa come il sottoscritto Paolo Corso, direttore della tenuta, personaggio brillante come quello che ha incastonato sulla spilla d'oro a forma di grappolo appuntata all’occhiello.
Così, con grande cortesia che lascia trasparire un certo comprensibilissimo orgoglio, mi racconta proprio di percorsi multisensoriali in azienda ad esaltare creazioni di manufatti tra le vigne con statue di bronzo, amazzoni e musiche originali composte appositamente per vini. Altrettanto originali.
La vocazione dell’azienda che dirige - ad uscire - non avrebbe potuto incontrar miglior soundtrack di quella della band londinese che Controtempo ha selezionato per la chiusura dell’edizione del Jazz & Wine of Peace.

Moses Boyd Exodus, si diceva, un quartetto che all’anagrafe sommatoria non arriva ad anni cento. Ma con un maturità impensabile. Generosità, entusiasmo, sorrisi giovani e gioviali: sul palco, in platea e tra gli addetti ai lavori. Ad effetto domino.
Atmosfere da club con casse di vino già imballate e pronte all’ export a far da fondale alla band; presse isolate da nastro bianco e rosso a delimitare un confine tra ruralità e mondanità mai così sottile.
Moses - leader del quartetto - è nella parte anche nel backstage; camicia come il miglior Terence Hill, si immerge nell’intensità de il sauvignon di casa dispensando ringraziamenti e promesse di come back again.

Tutto è legato, tutto è cool senza strafare, con spontaneità. Gli interventi di chitarra blues tagliano un’aria decisamente umida, griffatamente sciroccata, così british-style che neanche su ordinazione.
L’energia segue il pensiero: musicisti che dialogano - pubblico che recepisce. Aprire canali, incontro di conoscenze, nuove prospettive, arricchimento emozionale:  tutto ciò proiettato ed amplificato nel brindisi di commiato.
Luminosità e calore. L’evento si sposa alla cantina in quanto il matrimonio viaggia sulle medesime frequenze. Trattasi di un'arte superiore, tutta da scoprire e ri-scoprire - l’arte dell'intrattenimento. Un’arte che assorbe tutte le facoltà sensoriali. E l’anima che ne gioisce.

Un ultimo calice di merlot come balsamo di arrivederci mentre si chiacchiera intercalando del più e del meno. E i Polentars di Verzegnis a chiudere il magico rituale.
Si… That's the experience I like it!

Massi Boscarol

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